milonga boulevard (1996)

amore a piene mani

erano perfetti

il destino gettava la spugna

 

Amelia Rosselli

Boulevard

Milonga

Milonga Boulevard

Può il tango teatrale dire qualcosa di diverso da sé? Può esimersi dal ripetere la sua storia risaputa o emanciparsi dallo sketch in costume? Può in definitiva essere un linguaggio artistico completo, trasfigurasi in pensiero astratto o mettersi al servizio di una trama e delineare dei personaggi al pari del balletto e della danza contemporanea? Io sono convinta di sì. Milonga Boulevard, nato dall’idea di Marco Castellani di mettere in scena un racconto di Julio Cortazar, è stato il primo passo in questa direzione. La tragica storia d’amore tra Mauro e Celina viene narrata in flashback, a partire dall’ultima notte di lei, nata per ballare ma a cui viene imposto di rinunciare “al suo cielo di milonga, alla sua calda vocazione per l’anice e i vals creoli”. Ad interpretare il ruolo del Greco Kasidis ci sono due grandi milongueros come Tete Rusconi e Maria Villalobos e soprattutto il mio maestro Pepito Avellaneda, nella sua ultima, e struggente, apparizione in palcoscenico.

dalla stampa

liberamente ispirato al racconto

Le porte del cielo di Julio Cortazar

 

da un'idea di

Marco Castellani

 

concezione e coreografia

Mariachiara Michieli e Alejandro Aquino


drammaturgia

Michieli, Aquino e Castellani


musica

Osvaldo Pugliese


luci

Pierluigi Grassia


scene

Mariachiara Michieli e Marco Castellani


costumi

Alfredo Bologna, Buenos Aires

 

per dieci danzatori

 

musicisti

Color Tango

Roberto Alvarez, bandoneòn
Horacio Romo, bandoneòn
Pablo Agri, violino
Diego Lerendegui, violino
Gustavo Hunt, tastiere
Cristian Zarate, pianoforte
Amilcar Tolosa, contrabbasso

 

 

debutto e uniche repliche

Arena del Sole, Bologna 1996

Teatro della Tosse, Genova

I colori del tango per la storia di una milonguera

Successo a Bologna per l’ultimo spettacolo dei Tangueros ispirati da un testo di Cortazar

Pubblico canoro - Dalla e Guccini in platea - per il debutto di un complesso danzante e musicale, i Tangueros, che sa interpretare la musica tra gli altri di Pugliese e Piazzolla “come gli italiani - si è sentito dire - certo non sanno fare”. C’è chi sostiene, a proposito del confuso albero genealogico del tango, che sia espressione italiana in Argentina. Certo i Tangueros, nati al festival di Rovereto nel ’92 in occasione del debutto del loro primo, omonimo spettacolo, onorano questo mito. Mariachiara Michieli, cofondatrice della compagnia e interprete principale dei suoi spettacoli, accanto al cofondatore Alejandro Aquino (la terza mente del gruppo è Marco Castellani) nasce in Veneto, ma vola a Buenos Aires per imparare dai maestri l’arte della milonga. Arte che ora possiede con quella grazia svagata dei grandi dilettanti, cioè dei veri professionisti del genere. In Milonga Boulevard ci sono almeno due fuoriclasse: l’anziano, elegantissimo, imperturbabile e un po’ melanconico Tete (Pedro Alberto Rusconi) - di cui si è innamorata Pina Bausch invitandolo come maestro stabile di tango a Wuppertal - e l’ancor più anziano e rotondissimo Pepito Avellaneda.

Marinella Guatterini, l’Unità - 1996

Tango che passione

Al Teatro della Tosse la prima di Milonga Boulevard

Due anni fa la Compañia Tangueros aveva stregato il pubblico della Tosse, facendo conoscere anche ai profani il fascino del tango argentino. Ora Mariachiara Michieli e Alejandro Aquino, primi ballerini e coreografi, tornano a Genova con Milonga Boulevard, uno spettacolo che inserisce i passi di danza in un contesto drammaturgico articolato, ideato insieme a Marco Castellani.

… Gli occhi sono puntati sulle evoluzioni dei primi ballerini, sulle variazioni che riescono a portare al tema della malinconia vitale con cui si esprime la musica. La Michieli ha un’indiscutibile presenza scenica e un’eleganza innata, forse perfino troppo rigorosa, che segnano lo stile dello spettacolo. A lei, ad Aquino e all’orchestra Color Tango, vanno gli applausi più convinti. Repliche fino a sabato.

Eliana Quattrini, Corriere Mercantile - 1996

Milonga coi Tangueros

Bologna - È apprezzabile la piccola ma significativa svolta coreografica di Tangueros: la compagnia italo-argentina diretta da Mariachiara Michieli, Alejandro Aquino e Marco Castellani narra nel suo ultimo spettacolo, Milonga Boulevard, una storia triste. Abbandona così le forme pure e virtuosistiche del tango astratto per imboccare, a suo modo, l’impervia via del teatro danza. Sulla scena semplice ma funzionale di Milonga Boulevard, tenuto a battesimo nella bolognese Arena del Sole, vivono gli eccellenti musicisti dell’orchestra Color Tango, emanazione del grande Osvaldo Pugliese. Vivono inoltre, tra sedie seminate “alla Bausch” i milongueros. Tra questi la bella Celina (Michieli) e il compassato e interiore Mauro (Aquino) che si innamorerà di lei pur non essendo un adepto del tango. Ispirata all’unico romanzo di spessore letterario ambientato in una milonga (Le porte del cielo di Julio Cortazar) la vicenda s’arrotola intorno a un dilemma: essere o non essere milongueros. Tutto questo, naturalmente, a passo di tango: tango lineare, elegante, senza insensate acrobazie e soprattutto nobilitato dalla presenza di due maestri: l’anziano, melanconico e forbitissimo Tete e Pepito Avellaneda, cinquant’anni di tango alle spalle, altra presenza nuova e nobile del cast.

Marinella Guatterini, Danza & Danza - 1996

Casqué tragico

Languidi accenti sonori e intriganti movenze: impossibile non farsi trascinare nel vortice infuocato e passionale del tango. Soprattutto se a interpretarlo sono gli oramai celeberrimi Tangueros, grandi professionisti del genere, in scena fino a domenica all’Arena del Sole con Milonga Boulevard presentato mercoledì in prima assoluta. Musicisti e ballerini danno vita a due atti di amore e morte densi di drammaticità. Ne sono protagonisti Mauro e Celina, mirabilmente interpretati da Alejandro Aquino e Mariachiara Michieli, autori - insieme con Marco Castellani - dell’intera messinscena basata sulla pregnante amarezza della tragica vicenda ispirata al racconto Le porte dei cielo di Cortazar.

Luana Bombardi, Il Resto del Carlino - 1996

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